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EDUCAZIONE CIVICA NELLE SCUOLE DAL ’47 A OGGI. COSA E’ SUCCESSO

La premessa all’introduzione dell’educazione civica nella scuola si trova nell’Assemblea Costituente, che approvò con voto unanime l’OdG Moro e altri, “che la nuova Carta Costituzionale trovi senza indugio adeguato posto nel quadro didattico della scuola di ogni ordine e grado, al fine di rendere consapevole la giovane generazione delle raggiunte conquiste morali e sociali che costituiscono ormai sacro retaggio del popolo italiano”. (11 12 1947). Lo stesso Aldo Moro, divenuto ministro della PI, introdusse, con dpr 13.6.1958, n.585, «Programmi per l’insegnamento dell’educazione civica negli istituti e scuole di ordine secondario e artistico».

L’educazione civica andava intesa come:

1) clima culturale della scuola, ispirato alla Costituzione;
2) esperienza di vita democratica;
3) responsabilità di tutti i docenti;
4) nucleo di argomenti affidati per due ore mensili, nell’ambito dell’orario in vigore, al docente di storia.

Si tratta di argomenti connessi con gli articoli della Costituzione.

I quattro punti indicati distinguevano e insieme univano l’educazione civica e l’insegnamento della Costituzione. A questo insegnamento, date le condizioni postbelliche, si dovette assegnare un orario limitato, privo di un voto distinto da quello della storia.

Questi limiti, non sufficientemente presidiati in sede amministrativa e scolastica, hanno provocato nel tempo un lento e discontinuo scivolamento della Costituzione, cuore culturale dell’educazione civica, fuori dal curricolo scolastico. Non sono mancati virtuosi tentativi di rilanciare l’educazione civica, non solo con cambiamento di nomi, ma anche di idee, di metodi, di norme, per aggiornare contenuti e metodi. Molto di questo lavoro è stato ignorato e abbandonato sotto la spinta di “emergenze”, talora finanziarie talora sociali, prima che potesse dare i suoi frutti. Ci si preoccupava perciò di tematiche di tipo settoriale, ma non dell’analfabetismo etico, giuridico, economico, in una parola costituzionale che si è manifestato in questi anni. Si sono levate molte voci qualificate per segnalare questo tipo di carenze e la mancanza di un insegnamento specifico. Questa mancanza indeboliva anche l’auspicata educazione “trasversale” a tutte le discipline, capace di connettere gli aspetti affettivi, etici, sociali, comportamentali della vita dei ragazzi, con lo studio di quei “nuclei di argomenti” da affrontarsi disciplinarmente, come aveva ben visto il giurista Aldo Moro.

Negli ultimi tempi si sono mossi i sindaci, ma anche numerosi parlamentari, a chiedere l’introduzione di una disciplina autonoma, che oscilla fra il nome educazione civica, il successivo nome “cittadinanza e Costituzione” e il nome “educazione alla cittadinanza”, più utilizzato negli organismi dell’ Unione Europea. Non è importante il nome, ma il quadro di riferimento pedagogico didattico, lo spazio orario per insegnare, apprendere e valutare gli apprendimenti e la metodologia utilizzata dalle scuole autonome, durante tutto il percorso educativo e scolastico, dalla scuola dell’infanzia al primo e al secondo ciclo.

Luciano Corradini
Emerito di pedagogia generale università di Roma 3, già Sottosegretario all’istruzione e v.presidente del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione

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